Se sei un fan di Naruto, probabilmente hai passato ore a guardare gli Uchiha tirare fuori tecniche sempre più devastanti con il loro Sharingan. Ma c’è una cosa che forse non sai: buona parte di quelle abilità non sono frutto puro della fantasia di Masashi Kishimoto. Sono radicate nella mitologia giapponese, quella vera, quella antica, quella che si studia sui libri di storia delle religioni. E quando lo scopri, il modo in cui guardi la serie cambia completamente.
Tsukuyomi: il dio della luna shintoista dietro il genjutsu più temuto degli Uchiha
Il Tsukuyomi, quella tecnica genjutsu capace di intrappolare la vittima in un mondo di illusioni dove il tempo si dilata all’infinito, non è inventata dal nulla. Il nome deriva direttamente da Tsukuyomi-no-Mikoto, il dio della luna nella mitologia shintoista giapponese. Secondo i testi sacri dello Shinto, tra cui il Kojiki compilato nell’VIII secolo d.C., Tsukuyomi nasce in modo piuttosto peculiare: emerge quando il grande dio Izanagi si lava l’occhio destro. La divinità è inoltre associata al passare del tempo e ai cicli lunari. Ecco perché la tecnica nel manga funziona proprio così: crea loop temporali, altera la percezione del tempo, intrappola la mente. Non è una coincidenza. È un riferimento preciso e consapevole.
Amaterasu, Susanoo e il Mangekyo Sharingan: tre dei shintoisti in un solo sistema di combattimento
Tsukuyomi non è solo. Nella stessa mitologia, Amaterasu — la dea del sole e divinità suprema del pantheon shintoista — nasce quando Izanagi si lava l’occhio sinistro. Le fiamme nere inestinguibili dello Sharingan portano proprio il suo nome. E Susanoo, il dio delle tempeste e del mare, nasce invece dal naso di Izanagi. Tre divinità, tre tecniche del Mangekyo Sharingan: Kishimoto ha trasformato un intero nucleo familiare della mitologia giapponese in un sistema di combattimento coerente e stratificato. Vale anche la pena ricordare che Susanoo nella mitologia sconfisse il leggendario Yamata no Orochi, il serpente a otto teste. Orochimaru, il villain serpentesco di Naruto, porta chiaramente questo riferimento nel nome e nella natura. Anche qui, nulla è lasciato al caso.
Il mito di Izanagi e Izanami: l’origine più oscura e profonda dell’intero lore di Naruto
Adesso arriva la parte che fa venire i brividi. Perché Izanagi si lava gli occhi e il naso? La risposta è nel mito originale ed è straziante. La moglie di Izanagi, Izanami, muore dopo aver dato alla luce Kagutsuchi, il dio del fuoco — nome che i fan della serie riconosceranno immediatamente. Incapace di accettare la perdita, Izanagi scende negli inferi, lo Yomi, per riportarla indietro. Quando la trova, però, il suo corpo è in decomposizione. Sconvolto, fugge e torna nel mondo dei vivi. Per dimenticare ciò che ha visto, si lava il viso: ed è proprio da quel gesto che nascono Amaterasu, Tsukuyomi e Susanoo.
Kishimoto ha trasformato questo mito in due delle tecniche più avanzate dell’intero sistema ninja. Con Izanagi è possibile riscrivere la realtà, cancellare la morte e modificare un destino già segnato, esattamente come tentò di fare il dio scendendo negli inferi per cambiare le sorti della moglie. Con Izanami invece si crea un loop infinito dal quale si può uscire solo accettando la realtà, proprio come Izanami stessa rimase nel mondo dei morti accettando il proprio destino. Entrambe le tecniche causano la perdita della vista a chi le utilizza: un dettaglio che rispecchia il gesto di Izanagi che, lavandosi gli occhi, rinuncia alla propria visione del passato per andare avanti.
Perché Naruto è un’opera generazionale: la mitologia shintoista come fondamento del mondo ninja
Quello che rende Naruto un’opera senza tempo non è solo l’azione o le battaglie iconiche. È la stratificazione culturale e mitologica che Kishimoto ha intessuto in ogni singolo dettaglio. Lo Sharingan non è solo un occhio speciale: è un sistema cosmologico ispirato allo Shinto, la religione tradizionale giapponese. Ogni tecnica ha un’anima, ogni nome ha una storia, ogni abilità riflette un archetipo mitologico preciso. Kishimoto non ha inventato una lore da zero: ne ha recuperata una antica di migliaia di anni e l’ha resa accessibile a milioni di persone in tutto il mondo. Ed è esattamente questo a separare un manga buono da uno generazionale.
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